I libri, quelli belli – intervista con Francesca Cerutti

Ho fatto la mia prima intervista. Nel senso che l’ho condotta io, ci tengo a specificarlo – al momento nessuno è interessato a intervistare me (ma è solo una questione di tempo. La ceciosità conquisterà il mondo).

Tutto è cominciato così: ho il piacere di conoscere da un po’ di tempo Francesca Cerutti, una giovane scrittrice che l’altra sera ha presentato il suo primo libro, Noi quattro nel mondo, presso le Civiche Scuole per Interpreti e Traduttori «A.Spinelli» di Milano. Si può dire che Noi quattro nel mondo in realtà non sia ancora nato al 100%, visto che al momento sta facendo la sua campagna di crowdfunding presso la casa editrice Bookabook; io ho conosciuto il libro proprio pre-ordinando la bozza, che ho letteralmente divorato. Il geyser di serotonina generato dalla lettura mi ha spinta a proporre a Francesca di affiancarla alla presentazione, e lei è stata così gentile (o così folle?) da accettare. Dalla serata della presentazione nasce quindi questo articolo, che spero vivamente vi spingerà a ordinare la bozza del libro di Francesca: vi aggiudicherete una bella lettura, oltre a sostenere una giovane autrice davvero promettente.

Cominciamo dal principio. Parlaci un po’ del tuo libro, Noi quattro nel mondo, e della tua campagna di crowdfunding con Bookabook, che è qualcosa di un po’ diverso dal classico processo “scrivo un libro – lo sottopongo a una casa editrice – me lo pubblicano oppure no”.

Bookabook è una casa editrice che funziona in modo un po’ diverso rispetto alle altre. In pratica si comincia alla maniera tradizionale, ovvero sottoponendo il proprio manoscritto all’editor; questi può decidere se approvarlo o meno. In caso di riscontro positivo, l’autore può cominciare la propria campagna di crowdfunding, e, se riesce a raggiungere le 200 copie pre-ordinate entro 100 giorni, il libro viene pubblicato. Bookabook è una società seria: ci sono infatti due possibilità, nel caso in cui la campagna di crowdfunding non dovesse andare bene. Se sono state pre-ordinate meno di 60 copie, chi ha acquistato la bozza viene risarcito, mentre se i pre-ordini sono più di 60 ma comunque meno di 200 il libro viene realizzato in edizione limitata solo per chi lo ha richiesto.

Ma torniamo un po’ indietro. Come hai iniziato a scrivere? E quando hai capito che era il momento di pubblicare qualcosa seriamente?

Ho sempre amato la scrittura, in un certo senso si può dire che scrivo da sempre: per me è proprio un’esigenza. Noi quattro nel mondo invece ha iniziato a vedere la luce alla fine del primo anno di università; ho impiegato un anno a scriverlo, e un altro anno per rivederlo. Il libro ha preso forma in treno, durante il tragitto casa-facoltà.

C’è qualche autore in particolare che ti ha ispirata?

Ricordo con particolare piacere un firma-copie in cui ho incontrato Margaret Mazzantini: ho avuto modo di parlarle, lei mi ha incoraggiata molto e le sue parole sono state un potente stimolo per proseguire nella mia attività di scrittrice.

Noi quattro nel mondo parla della storia di quattro adolescenti che si aiutano a crescere a vicenda. Sono molto diversi fra loro, ma in qualche modo riescono ad avere un’influenza positiva l’uno sull’altro. C’è qualche cosa di autobiografico nella trama o è piuttosto la sintesi del tuo ideale di amicizia?

Direi che qualcosa di autobiografico c’è: per me l’ultimo anno di liceo è stato un periodo difficile, e non so come avrei fatto se non avessi avuto i miei amici a sostenermi. Comunque non amo creare alter ego quando scrivo, quindi non c’è un personaggio che corrisponde perfettamente a uno dei miei cari – tutti i miei personaggi hanno però qualche caratteristica delle persone che fanno parte della mia vita.

C’è un personaggio in particolare di Noi quattro nel mondo che ti rispecchia?

In ogni mio personaggio c’è qualcosa di me, ma non direi che ce n’è uno che mi rispecchia più degli altri. Océane, però, come me sogna di vivere di scrittura.

Il tuo libro è ambientato a Parigi. Come mai la scelta dell’estero? Cosa ti lega alla Francia?

Mi sono letteralmente innamorata di Parigi la prima volta che l’ho visitata – per me è la città più bella del mondo. Credo che la sostanza di Noi quattro nel mondo sarebbe rimasta più o meno la stessa anche ambientandolo altrove, ma sono anche convinta che certe cose e certe relazioni possano essere propiziate solo da Parigi.

Siamo alla chiusura dell’anno accademico di una scuola per interpreti e traduttori, quindi non si può negare alla traduzione il suo spazio. Tu studi per diventare traduttrice, quindi per diventare una professionista dell’accoglienza della parola altrui nella propria. Eppure sei anche autrice. Come si conciliano questi due lati di te?

Direi che vanno d’accordo. Secondo me il segreto sta nel non essere mai supponenti: un traduttore può anche essere scrittore, ma quando traduce non deve permettersi di sostituirsi all’autore, né di pensare di essere più bravo di lui.

Più nello specifico, che apporto riesce a dare la scrittura alla traduzione? Pensi che sia una marcia in più o un ostacolo?

Penso che scrivere mi faciliti nel tradurre, ma anche tradurre è un vantaggio per chi scrive: essere traduttrice mi aiuta ad avere maggior controllo sul processo di scrittura.

Chiudiamo con una piccola indiscrezione: hai qualche libro già in serbo per noi nel cassetto?

Senza spoilerare posso dire che Noi quattro nel mondo non avrà un seguito – non sono una grande estimatrice delle saghe. Io però scrivo sempre, quindi il mio cassetto vuoto non è.

Ringrazio ancora Francesca per essersi prestata a quest’esperienza singolare, e per esserne persino stata entusiasta. Hai reso felice una fan. Vi lascio di nuovo i link alla casa editrice Bookabook e alla pagina per l’acquisto di Noi quattro nel mondo – sarà la lettura estiva che non dimenticherete.

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